Napolitano: Di Lello, perchè ho votato l’archiviazione


85463-fotomarco_di_lello1Il deputato Marco DI LELLO (PSI) dichiara che la lettura degli atti introduttivi di questo procedimento e, ancor più, dell’ulteriore documento integrativo prodotto nel corso della seduta odierna, conducono ad un’unica conclusione. Qualunque organo giudiziario che si trovi ad esaminarli non potrebbe che affermarne la radicale inammissibilità.
  Ritiene quindi necessario spendere solo poche parole per ciascuno dei paragrafi in cui si articola l’atto di accusa.
  Il primo punto reca denunce generiche non circostanziate. Non si indica un episodio concreto dal quale possa anche solo astrattamente ipotizzarsi un abuso delle funzioni presidenziali. È altresì affermato agli atti che il Presidente avrebbe avallato la reiterazione di decreti-legge non convertiti come da ultimo, il cosiddetto «salva-Roma», senza tenere conto delle profonde differenze di contenuto del provvedimento urgente attualmente in esame al Senato, rispetto a quello esaminato lo scorso anno.
  Manifestamente infondata è sicuramente l’accusa di aver svolto il suo ruolo di stimolo del potere legislativo in modo esorbitante dal ruolo che gli riconosce l’articolo 87 della Costituzione.
  Quanto al mancato rinvio di alcune leggi, è semplicemente il caso di ricordare che il nostro sistema costituzionale prevede diversi filtri di controllo sulla legalità degli atti, anche legislativi, e quello centrale è affidato non certo alla Presidenza della Repubblica, ma alla Corte costituzionale. Ritiene addirittura surreale la censura sulla rielezione del Presidente Napolitano, tanto più che viene mossa da parlamentari che erano presenti in quei giorni e che dunque ben conoscono le forti pressioni che ampia parte delle forze politiche hanno effettuato per convincere il Presidente uscente.
  Occorre altresì ribadire i principi enunciati dalla Corte costituzionale in materia di concessione della grazia. Essa costituisce esercizio di un potere insindacabile, che non richiede nemmeno una esplicita motivazione che invece, proprio in ossequio alle esigenze di trasparenza, il Presidente della Repubblica ha voluto rendere nota all’opinione pubblica.
  Quanto all’ultimo punto, ad escludere del tutto ogni illecita pressione sugli organi della Magistratura è la stessa Corte costituzionale con la sentenza n. 1 del 2013, nella quale, peraltro, ben si descrivono natura e caratteristiche peculiari della funzione presidenziale.
  Conclusivamente ogni condotta richiamata nell’atto di denuncia è sicuramente qualificabile come esercizio di un diritto/dovere della più alta Magistratura della Repubblica. Deve invece ancora una volta prendere atto dell’uso strumentale di una denuncia ai sensi dell’articolo 90 della Costituzione della quale auspica una rapida archiviazione.

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