L.Elettorale: Intervento di Marco Di Lello su parità di genere


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Signora Presidente, ho già detto in altre occasioni che il contributo dei socialisti a questo provvedimento sarebbe stato sui grandi principi. Quello sulle pari opportunità e sulla rappresentanza di genere lo è certamente. Il sessismo in politica è un virus da estirpare: sono le parole di grande saggezza con cui il Presidente Napolitano ha ricordato non solo i pregiudizi verso le donne impegnate in politica, ma anche le difficoltà che le stesse incontrano per affermarsi. Tantissimi colleghi hanno celebrato con tante buone parole l’8 marzo, possono farlo anche oggi, con il proprio voto, il 10 marzo, dimostrando che l’8 marzo lo si pratica ogni giorno. Era proprio il 10 marzo del 1946, quando per la prima volta le donne furono ammesse al voto alle elezioni amministrative. Sono trascorsi 68 anni, ma i passi in avanti sono stati davvero pochi, se alle ultime tre elezioni regionali, in Molise, Basilicata e Sardegna, su 101 consiglieri eletti solo sette – dico sette ! – sono donne.

È il sud, mi dicono. Anche la Campania è il sud: lì, con una legge voluta dal socialista Corace, sono il 25 per cento.
Altrove, invece, percentuali degne del Qatar o del Tuvalu, come ricordava la deputata Locatelli, che non è qui perché è alle Nazioni Unite a difendere i diritti delle donne. Percentuali che ci collocano al centoventiseiesimo posto nella statistica delle unioni parlamentari. È a quei modelli che questo Parlamento si ispira ? Proprio questo, composto per quasi un terzo da donne, può votare un clamoroso arretramento sul terreno della parità ? In 27 Paesi europei, Belgio, Francia, Grecia, Portogallo, Slovenia e Spagna impongono quote nelle proprie leggi elettorali; in altri 15 le quote sono applicate spontaneamente dai partiti; in solo 6, invece, non è previsto alcun correttivo: sono la Bulgaria, la Danimarca, l’Estonia, la Finlandia e la Lettonia.
Conosco sorrisi e battute dei colleghi uomini. Rispondo citando uno dei più grandi socialisti italiani, che in quest’Aula tuonò: «C’è poco da ridere, onorevoli colleghi: anche una donna può diventare Presidente della Repubblica, sapete ?» Era Sandro Pertini: non è ancora successo, ma accadrà. Intanto col voto di oggi possiamo fare un passo avanti in questa direzione: non quote rosa, quote di civiltà; non un favore alle donne, ma un favore all’Italia. È questo che ci accingiamo a votare, e il nostro voto è un voto palese

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