Camera: incidenti stadio olimpico, intervento di Marco Di Lello


 

Signora Presidente, onorevole Ministro, ho ascoltato la sua informativa. Non posso fare a meno di rimarcare un forte scostamento tra il narrato e quanto vissuto da chi allo stadio sabato sera c’era e, temo, anche da quei nove milioni di italiani che la partita l’hanno vista in TV. Ancora in queste ore emergono testimonianze di poliziotti, tifosi, dirigenti della Federcalcio, che confermano la molteplicità di errori commessi da chi doveva garantire l’ordine pubblico.
Lei ci ha parlato di 1.486 uomini: testimonianze univoche, ancora oggi riportate su quotidiani nazionali, parlano di poche decine di poliziotti lungo il percorso obbligato dei tifosi, poche unità di agenti in borghese a presidio del campo di gioco. Agguati, scontri tra pseudotifosi, tra cui feriti gravi, sfondamento dei tornelli, intromissioni di petardi nello stadio, invasione di campo sono state le conseguenze di cotanta negligenza.
Una straordinaria sottovalutazione di cui qualcuno dovrà pagare le conseguenze. Lo spettacolo del pollice su, il segnale del «si giochi» da parte di un pregiudicato che con il calcio e il tifo non ha nulla a che vedere è una delle pagine più brutte, non solo per lo sport, ma per la credibilità delle istituzioni; una pagina, ahimè, che ha fatto il giro del mondo. Certo che la partita non poteva che giocarsi. Ma, allora, cosa c’era da discutere sotto la curva ?  Il Presidente era lì e bene ha fatto a restare lì, per non dare il segnale dell’arretramento dello Stato, ma nessuno meglio di lei, onorevole Ministro, conosce la catena di responsabilità. Ci aspettiamo dimissioni da chi ha commesso tanti errori, perché saranno, altrimenti, gli italiani, i tifosi, i tanti poliziotti perbene mandati allo sbaraglio, a dimettersi da noi, dalla politica, dal rispetto verso le istituzioni. E ci aspettiamo una reazione che consenta a tutti gli italiani di poter tornare ad assistere a una partita di calcio come partecipando ad una festa; non a doversi vergognare dinanzi ai propri figli, come è accaduto, sabato, a troppi di noi.
Sono certo che anche lei, onorevole Ministro, condivida questa ambizione. E allora imponga alle società di recidere ogni rapporto con le frange estreme, mutui le esperienze positive degli altri Paesi e vedrà che, anche su quella pagina nera, potrà iscriversi qualcosa di buono per il Paese

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