Intervento di Marco Di Lello su superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari


 

AC 2325 OPG

Dichiarazione voto 27 maggio 2014

Onorevole Presidente, Onorevoli Colleghi,

Per preparare questo intervento sono andato a rivedermi una vecchia puntata di Presa Diretta, andata in onda su Rai3 nel 2011.

Per la prima volta i malati hanno potuto far sentire le loro voci, le loro urla. Per la prima volta abbiamo assistito a un orrore inimmaginabile in un Paese civile. Una vergogna da cancellare quanto prima.

Persone trattate peggio delle bestie, rinchiusi in luoghi putridi e fatiscenti, legati a letti di ferro, ricoperti dai propri escrementi, sedati dagli psicofarmaci, dimenticati per anni.

Non sono ospedali, perché non ci sono medici a curare queste persone. Non sono carceri, perché al confronto  le carceri  sono alberghi di lusso.

Un inferno in cui sono internati circa mille individui giudicati incapaci di intendere e di volere.

Sono luoghi di tortura, veri e propri lager. Dovevano essere chiusi nel marzo 2013 ma continuano a rimanere aperti.

E ancora oggi c’è che per meri calcoli elettorali vorrebbe perpetuare questo orrore. Se è vero, come ha detto il Ministro Orlando che la proroga è un passo obbligato di fronte al ritardo accumulato da molte Regioni, è anche vero che adesso non si può più accettare alcun rinvio.

 Quella di oggi è una scelta necessaria. Ma anche l’ammissione di un fallimento. Questo  Parlamento deve dunque affermare ora con forza che i tempi per la chiusura degli Opg sono certi; che nessuna proroga sarà più ammessa; che in caso di ulteriori ritardi delle Regioni,  il Governo interverrà con misure

sanzionatorie, come chiediamo nell’ordine del giorno presentato dai socialisti.

Occorre dunque lavorare per rafforzare i dipartimenti di salute mentale e limitare solo ai casi più gravi gli invii negli ospedali psichiatrici giudiziari, evitando che i Rems (le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza sanitarie) che dovranno sostituirli, non divengano nuovi lager.

La vera follia è pensare di cancellarli, questi malati, renderli invisibili, metterli, come la polvere, sotto il tappeto, come si è fatto per troppi, lunghi anni.

Un  paese giusto e civile non si divide su dove e come ”rinchiudere” queste persone, ma dove curarle e come curarle.

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