Intervento di Marco Di Lello su Decreto in materia di giustizia civile


Signor Presidente, signora sottosegretario, onorevoli colleghi, i deputati e la deputata socialisti voteranno la fiducia al Governo, condividendo l’impianto della riforma su cui siamo chiamati ad esprimerci oggi. Una buona riforma, utile e necessaria per iniziare a smaltire gli oltre 5 milioni di procedimenti civili pendenti e lo facciamo stavolta con un intervento strutturale e non più con soluzioni tampone. Si allarga la possibilità di ricorrere all’arbitrato anche per i procedimenti pendenti, assicurando così celerità di giudizio e alleggerendo i carichi di lavoro della magistratura. Si semplifica il rito ordinario valorizzando nel contempo il rito sommario, si snellisce il procedimento di separazione e quello per il divorzio, e infine si riduce l’ingiustificatamente lungo periodo di sospensione feriale dei termini. Spero davvero che su questo punto si riesca a far comprendere all’opinione pubblica che a noi, come credo a tutti i cittadini, della lunghezza delle ferie dei magistrati interessa davvero poco, molto di più ci interessa accorciare i tempi delle cause e rendere più efficienti i nostri tribunali.
Siamo però consapevoli che si tratta solo di un primo passo, resta ancora da affrontare il nodo degli oltre 3 milioni di procedimenti penali in corso, resta da risolvere il tema di quel 40 per cento di detenuti in custodia cautelare; oggi sono oltre 20 mila sui 54 mila che affollano i nostri istituti penitenziari, e troppe volte sono oggetto di un abuso dello strumento della custodia cautelare tale da trasformarlo in un anticipo di pena su di un cittadino che, ricordo, la nostra Costituzione riconosce innocente.
Resta da affrontare e rimuovere quella incomprensibile immunità, anzi irresponsabilità, riconosciuta alla magistratura italiana: siamo ancora tutti scossi dalla sentenza di appello del processo sulla morte, anzi sull’omicidio, di Stefano Cucchi. Alcuni pubblici ministeri hanno fatto le indagini, alcuni giudici hanno considerato il lavoro svolto dai PM tale da accertare la responsabilità di medici e agenti penitenziari altri, e concludo, giudici della Corte di appello hanno ritenuto di non condividere né il lavoro della procura né quello del tribunale. L’unico dato certo è che Cucchi è stato ammazzato mentre era custodito dallo Stato. Possibile che nessuno, nessuno, di tutti quelli che hanno sbagliato paghi ? È ancora tanta dunque la strada da fare per arrivare ad una giustizia più giusta nel nostro Paese, ma oggi è un primo passo e noi socialisti lo condividiamo.

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