Europa: intervento di Marco Di Lello


Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, onorevoli colleghi, intanto, davvero, da deputato, sento il dovere di scusarmi per le tante assenze in Aula questa mattina: l’antipolitica si ciba anche di questa negligenza. Come lei ha ricordato, signor Presidente, quello di questa settimana sarà l’ultimo Consiglio europeo durante il semestre di Presidenza italiana. È dunque tempo di verifiche: essendo un semestre che ha visto il succedersi della Commissione Barroso con quella Juncker, si è senz’altro pagato un prezzo in termini di capacità decisionali, ma questo non ci esime dall’esprimere una valutazione, per quanto sommaria.
Non vi è dubbio che rappresentino segnali certamente positivi quei primi passi in avanti, che ci ha ricordato questa mattina, sulla strada del superamento dei vincoli del Patto di stabilità, di quello che, in questi anni, è apparso essere un moloch, una sorta di divinità a cui pagare un tributo altissimo in termini di speranze bruciate, ambizioni frustrate, aspirazioni negate.
L’Europa di oggi è ancora molto lontana da quella sognata e scritta nel Manifesto di Ventotene oltre settant’anni fa, quella di Spinelli, Rossi, Colorni. Impedire di spendere risorse pubbliche disponibili in tempo di crisi è davvero il trionfo della ragioneria, ma noi, l’Europa ha bisogno di più politica e meno burocrazia. Una burocrazia, d’altra parte, sempre pronta a bacchettare e a denunciare gli sprechi dei Paesi membri, ma poi clamorosamente orba quando deve guardare in casa propria, dove doppioni di sedi, lauti stipendi, privilegi e spese, ancora più ingiustificabili in tempi di crisi, vengono invece difesi e tutelati.
Ho sentito prima l’intervento del Vicepresidente Fava, della Presidente Bindi: la scorsa settimana siamo stati a Bruxelles, al Parlamento europeo, a portare le risultanze dell’attività della Commissione. Mi ha colpito molto, signor Presidente, e sono certo di condividere con lei, che, per accedere al wi-fi del Parlamento europeo, occorra fare una domanda scritta. È davvero il trionfo della burocrazia ! Se si va in Commissione, vi sono 23 cabine per tradurre in altrettante lingue, perché non si ha la forza e il coraggio di assumere una lingua europea. I parlamentari, oggi, non hanno ancora un iniziativa legislativa autonoma.
È, insomma, ancora un’Europa con troppa burocrazia e poca politica, un’Europa che ha ancora paura di pronunciare la parola «mafia», come se questo fosse un problema del sud Italia, e non anche, invece, della Germania o dell’Olanda o della Spagna, dove sono oggi le principali centrali di riciclaggio della ’ndrangheta, della camorra napoletana.
Un’Europa, evidentemente, senza ambizioni, che deve cambiare profondamente per essere più democratica, cioè più vicina ai cittadini. Un’Europa più inclusiva ed accogliente; al contrario, invece, molti, e noi tra quelli, temono, Presidente, il rischio di un passaggio di filosofia tra Mare Nostrum e Triton: dall’accoglienza umanitaria alla difesa delle coste. Io, noi sogniamo un’Europa orgogliosa di salvare vite umane, non di tutelare i propri confini (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Partito Socialista Italiano (PSI) – Liberali per l’Italia (PLI)).
Un’Europa che investa in cooperazione, capace di esportare pace e democrazia, anche in Palestina, come dirà la mia collega Locatelli, che ha una vera politica estera, e una politica di difesa comune. È la speranza di tanti di noi. A lei, l’onore, e l’onere, di provare a costruirla questa Europa delle opportunità. Perciò voteremo per la risoluzione che abbiamo sottoscritto, proprio perché condividiamo il suo convinto europeismo, vogliamo cambiare in profondità questa Europa

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