ADN Kronos intervista Marco Di Lello su mafia capitale


Mafia capitale, Di Lello: “Antimafia pronta ad audire prefetto Gabrielli e predecessori”

La commissione parlamentare antimafia potrebbe ascoltare ilprefetto di Roma Franco Gabrielli sull’inchiesta ‘mafia capitale’. Ad annunciarlo, all’Adnkronos, è Marco Di Lello, segretario dell’ufficio di presidenza dell’Antimafia e presidente dei deputati socialisti. “Il sindaco Marino – spiega Di Lello – è già stato udito in commissione antimafia, allo stato non è in programma una sua audizione. Certo ci sono molti aspetti da approfondire, credo che audiremo il prefetto Gabrielli, abbiamo in animo di farlo, ma penso che sarebbe utile sentire anche i suoi predecessori”.

“Il tema è stato già affrontato nei mesi scorsi in commissione – spiega Di Lello – sicuramente ci ritorneremo nelle prossime settimane, ovviamente senza intralciare né sovrapporci al lavoro della magistratura che ha bisogno di continuare le indagini in autonomia e riservatezza”.

Dall’inchiesta della magistratura su mafia capitale, secondo Di Lello “emerge un quadro davvero inquietante, che conferma il teorema che finora abbiamo ascoltato dai magistrati della Dda di Napoli e cioè che oggi la camorra o la mafia non agiscono più solo secondo logiche estorsive ma si fanno impresa e diventano soci della politica. Senza fare di tutta un’erba un fascio questo teorema campano mi pare sia confermato anche dal procuratore capo di Roma Pignatone. Il dato che ci deve far riflettere, come commissione antimafia, è che mi sembra siamo ben oltre ‘tangentopoli'”.

E proprio rispetto al terremoto politico che scatenò l’inchiesta ‘mani pulite’ negli anni novanta, “c’è un cambiamento”, sottolinea Di Lello, perché in questo caso il dato che emerge è “l’arricchimento personale più dei livelli inferiori che della politica in senso stretto, più dei dirigenti che dopo la riforma Bassanini hanno avuto un potere straordinario che non della politica”. Alla domanda se pensa che il sindaco Marino debba dimettersi, Di Lello risponde: “Io credo che in questo momento la politica si debba assumere le sue responsabilità. Se Marino, come sono convinto, ha la coscienza a posto, e con lui la sua squadra, allora ha il dovere di dimostrare che la politica è capace di fare pulizia al proprio interno. Io faccio il tifo per questo, perché non mi rassegno all’idea che politica sia corrotta. Faccio il tifo per Marino, perché dimostri che anche a Roma, nonostante queste vicende inquietanti, si può segnare un’inversione di tendenza rispetto al passato”.

E se c’e’ da aspettarsi ulteriori sviluppi dell’inchiesta, Di Lello sottolinea: “Pignatone lo vedo determinato, dipenderà anche dalla collaborazione eventuale degli indagati, ma è giusto che l’indagine vada fino in fondo e da quello che capisco dalla lettura dei giornali c’è ancora da lavorare. Ma io voglio cogliere l’occasione, non solo da segretario della commissione antimafia ma anche da dirigente politico, per sottolineare che io tifo per Pignatone: se ci aiuta a bonificare la politica, laddove i partiti non sono stati capaci di farlo, gliene siamo grati: dobbiamo dimostrare che la politica non è solo marciume”.

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